Quanto si rallenta dopo i 50 anni? I dati

Quanto si rallenta dopo i 50 anni? I dati

Quanto si rallenta davvero dopo i 50 anni? 5 km, 10 km, mezza e maratona secondo i dati scientifici

Tempi corsa over 50: cosa dicono davvero gli studi, e cosa no

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Domenica mattina, dieci chilometri, cronometro alla mano. Un runner di 58 anni taglia il traguardo, guarda il tempo, poi guarda la classifica generale e vede nomi di trentenni molto più in alto. Il pensiero arriva quasi da solo: sto diventando lento. Ma è davvero così, o sta semplicemente confrontando due prestazioni che appartengono a due momenti fisiologici diversi della vita?

È una domanda che negli spogliatoi e nei gruppi running torna spesso, e che raramente trova una risposta onesta. Da una parte c'è chi minimizza tutto con frasi tipo "l'età è solo un numero", che dal punto di vista fisiologico è semplicemente falsa. Dall'altra c'è chi si convince che dopo i 50 anni il corpo "crolli", il che è altrettanto lontano dalla realtà dei dati. In mezzo, ci sono gli studi scientifici che hanno analizzato centinaia di migliaia di corridori reali, e che raccontano una storia più interessante e più utile di entrambi gli estremi.

Cosa succede davvero alla performance con l'età

Il primo dato da mettere a fuoco riguarda i corridori d'élite, quelli che vincono le maratone. Uno studio pubblicato su PLOS ONE nel 2017, firmato da Zavorsky, Tomko e Smoliga, ha analizzato sedici anni di gare a New York, Boston e Chicago, per un totale di oltre mille vincitori di categoria. Il risultato è chiaro: tra i 25 e i 34 anni si registrano i tempi più veloci in assoluto, e a partire dai 35 anni il calo comincia, in modo abbastanza lineare, sia negli uomini che nelle donne con un tasso di declino di circa due minuti per anno negli uomini e circa due minuti e mezzo per anno nelle donne.

Qui però arriva il primo punto che cambia la prospettiva per chi non è un elite runner. Lo stesso studio ha analizzato anche i finisher medi, cioè chi si piazza a metà della propria categoria d'età, la stragrande maggioranza dei runner amatoriali. E per loro il quadro è diverso: il rallentamento del tempo mediano tra una categoria d'età e l'altra comincia solo a partire dai 50 anni, non prima. Detto altrimenti, chi corre per passione e non per vincere ha, fisiologicamente parlando, più tempo prima che il calo diventi statisticamente evidente rispetto a chi vive di running agonistico puro.

Il calo diventa più evidente over 50?

Sì, ma con alcune precisazioni importanti da fare, perché qui è facile scivolare in semplificazioni pericolose. I ricercatori della PLOS ONE hanno trovato che, tra i 50 e i 74 anni, il finisher medio rallenta a un ritmo pressoché costante, senza un crollo improvviso: gli uomini di circa tre minuti all'anno, le donne poco meno. Non è un declino a gradino, è una pendenza dolce e regolare.

Un secondo studio, condotto da Nikolaidis e colleghi e pubblicato nel 2019 sull'International Journal of Environmental Research and Public Health, ha analizzato quasi 390.000 finisher della Maratona di Berlino tra il 2008 e il 2018. Qui emerge un dato particolarmente utile per chi ha superato i 50: la velocità di corsa degli uomini a 55-59 anni e quella delle donne a 60-64 anni corrisponde ancora a circa il 90% della velocità registrata alla loro età di picco. Non un crollo, un calo contenuto, se si considera che parliamo di un decennio abbondante di differenza rispetto al momento migliore della carriera running.

Bisogna però essere onesti su un limite metodologico: questi numeri arrivano da tre maratone urbane di altissimo livello organizzativo, con un bacino di runner spesso allenati e motivati. Non sono automaticamente lo specchio di quello che succede su una gara di 10 km di provincia o su un gruppo eterogeneo di camminatori-corridori. L'associazione osservata tra età e calo prestativo in questi contesti non va trasformata in una legge universale valida per ogni runner, ogni distanza, ogni livello di allenamento.

Quanto può rimanere competitivo un runner Masters

Un altro tassello arriva da un lavoro del 2012 di Romuald Lepers e Thomas Cattagni, dell'Università della Borgogna, pubblicato sulla rivista Age e basato su trent'anni di dati della Maratona di New York, dal 1980 al 2009. La domanda di partenza era semplice: i runner Masters hanno già raggiunto il loro limite fisiologico, oppure c'è ancora margine di miglioramento generazionale? La risposta, sorprendente per molti, è che negli uomini oltre i 65 anni e nelle donne oltre i 45 anni i tempi di gara sono migliorati in modo significativo nel corso dei tre decenni analizzati.

Questo non significa che un runner a 65 anni corra più veloce di quando ne aveva 30. Significa che i runner Masters di oggi, a parità di età, corrono meglio dei runner Masters di trent'anni fa. È un dato generazionale, legato a metodologie di allenamento migliori, più consapevolezza, più continuità nella pratica sportiva lungo tutta la vita. È esattamente il principio su cui si basa il WLF Method: l'età anagrafica conta, ma l'allenamento intelligente conta altrettanto, e i due fattori non vanno confusi tra loro.

5 km, 10 km, mezza e maratona: perché il confronto cambia

Un errore comune è pensare che il calo prestativo con l'età sia uguale su tutte le distanze, come se bastasse applicare una percentuale fissa ovunque. Non è così semplice. Gli studi disponibili sono concentrati soprattutto sulla maratona, perché è la distanza più tracciata e più studiata a livello scientifico, ed è proprio per questo che nel comunicare questi dati bisogna essere cauti nell'estenderli automaticamente a 5 km, 10 km e mezza maratona, dove i meccanismi energetici coinvolti (soglia anaerobica, potenza neuromuscolare, economia di corsa) hanno pesi diversi rispetto alla resistenza aerobica pura.

Quello che invece resta valido, come principio generale supportato dalla fisiologia dell'esercizio, è che il calo con l'età non è un fenomeno a interruttore. Non esiste un compleanno dopo il quale il corpo smette improvvisamente di rispondere all'allenamento. Il declino è progressivo, e la sua entità dipende da variabili individuali molto più che dall'anagrafica in sé: storia sportiva, anni di allenamento continuativo, volume settimanale, forza muscolare mantenuta, qualità del recupero, eventuali stop per infortuni o impegni di vita.

Tempo medio e buon tempo non sono la stessa cosa

Qui si nasconde uno degli equivoci più diffusi tra i runner amatoriali. Il tempo medio di una categoria d'età è un dato statistico che mescola insieme chi si allena quattro volte a settimana da vent'anni e chi ha ripreso a correre da sei mesi dopo una vita sedentaria. Un buon tempo, invece, è una valutazione che ha senso solo se rapportata al contesto individuale: età, sesso, storia sportiva, distanza, condizioni di gara. Prendere il tempo medio di una fascia d'età e usarlo come metro di giudizio personale è metodologicamente scorretto quanto guardare la classifica assoluta e confrontarsi con un ventottenne in piena potenza aerobica. In entrambi i casi si sta misurando la prestazione con un righello sbagliato.

Cos'è l'Age Grading

Lo strumento pensato apposta per risolvere questo problema si chiama age grading, ed è mantenuto a livello internazionale da World Masters Athletics insieme a USA Track and Field. Non è un tempo medio e non è uno standard prestativo assoluto: è un sistema di conversione che rapporta il tempo di un atleta, in base a età, sesso e distanza, a uno standard mondiale di riferimento per quella specifica combinazione.

In pratica, l'age grading risponde alla domanda "quanto vale davvero questa prestazione, tenendo conto di chi l'ha corsa e a che età?", invece che alla domanda "quanto è stato veloce in assoluto?". Le tabelle ufficiali sono state aggiornate più volte nel tempo, l'ultimo aggiornamento per le distanze su strada risale al 2025, approvato dal Masters Long Distance Running Council di USATF a gennaio 2025, e sono liberamente consultabili tramite i calcolatori ufficiali online. La convenzione pubblicata da USATF Masters classifica le percentuali ottenute in fasce: dal 60% in su si parla di livello locale, dal 70% di livello regionale, dall'80% di livello nazionale, dal 90% di livello mondiale, con il 100% che approssima il record mondiale per quella specifica età e sesso.

Come leggere correttamente il proprio tempo dopo i 50 anni

Il consiglio pratico che diamo agli atleti Masters di WLF Team Sport è di smettere di guardare solo il tempo assoluto e cominciare a guardare tre cose insieme: il proprio trend personale nel tempo, la propria percentuale di age grading calcolata con uno strumento ufficiale, e il contesto della gara specifica, perché caldo, dislivello e affollamento cambiano il risultato più di quanto si pensi.

Un tempo che oggi sembra "lento" rispetto a dieci anni fa può in realtà corrispondere a una percentuale di age grading identica o addirittura migliore, se il calo cronologico è stato compensato da un allenamento più mirato. Questo non è ottimismo motivazionale privo di dati: è semplicemente il modo corretto, statisticamente fondato, di leggere una prestazione che cambia contesto fisiologico ogni cinque anni.

A 50, 55, 60 e 65 anni: riferimenti per interpretare una prestazione Masters

Qui va fatta una premessa netta. Non esistono, nella letteratura scientifica verificata, tabelle di "tempo che dovresti correre" per età, perché mescolerebbero popolazioni diversissime tra loro e darebbero un falso senso di normalità. Costruire una tabella con un singolo tempo per ogni età, come se fosse un tempo che una persona di 55 o 60 anni "deve" fare, sarebbe scientificamente scorretto e comunicativamente fuorviante. Per questo motivo proponiamo qui una tabella alternativa, basata sul sistema Age Grade, che è l'unico strumento validato per confrontare prestazioni tra età diverse.

Percentuale Age GradeLivello (convenzione USATF Masters)Cosa significa in pratica
60% e oltreLivello localePrestazione solida per gare di club e circuiti locali
70% e oltreLivello regionaleCompetitivo nella propria categoria a livello regionale
80% e oltreLivello nazionalePrestazione di rilievo nazionale nella propria categoria
90% e oltreLivello mondialeVicino ai migliori risultati mondiali per età e sesso

Questa tabella non dice quale tempo un runner di 55 o 60 anni debba correre. Dice come interpretare, in modo corretto e uguale per uomini e donne di qualsiasi età, il valore di un tempo già ottenuto. La percentuale va calcolata con il proprio tempo reale sulla propria distanza attraverso un calcolatore ufficiale basato sulle tabelle WMA/USATF 2025, non stimata a occhio. Come riferimento aggiuntivo, ricordiamo il dato reale emerso dallo studio sulla Maratona di Berlino: in media, un uomo di 55-59 anni e una donna di 60-64 anni che si sono mantenuti attivi corrono ancora a circa il 90% della velocità del proprio momento migliore, un dato di popolazione, non una prescrizione individuale.

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Il messaggio WLF: cambia il modo di leggere il cronometro, non il suo significato

L'età influisce davvero sulla performance di resistenza, questo i dati lo confermano senza ambiguità. Ma non esiste un unico tempo che una persona di 50, 55, 60 o 65 anni "dovrebbe" correre, perché la variabilità individuale dentro ogni fascia d'età è enorme quanto quella tra fasce diverse. Runner Masters allenati con continuità possono mantenere livelli di prestazione molto elevati per molti anni, come dimostrano proprio i dati generazionali di Lepers e Cattagni.

Il metodo WLF nasce proprio da questa idea: dopo i 50 anni non ci si allena "da vecchi", ci si allena tenendo conto dell'età biologica reale dell'atleta, della sua storia sportiva, della qualità del recupero e della capacità individuale di assorbire il carico di lavoro. Non è una scorciatoia motivazionale, è un approccio che nasce dal leggere correttamente cosa dice davvero la scienza, distinguendo un tempo medio da un age grading, e un age grading da uno standard prestativo.

Il cronometro non perde significato dopo i 50 anni. Cambia, semplicemente, il modo corretto di interpretarlo.

Fabio Calzola, coach running e atleta master, fondatore di WLF Team Sport ASD (FIDAL PD213), Padova. Segue runner di tutte le età e discipline con un metodo che parte dai dati, non dagli slogan.
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Fonti scientifiche

Zavorsky GS, Tomko KA, Smoliga JM. Declines in marathon performance: Sex differences in elite and recreational athletes. PLOS ONE, 2017, 12(2):e0172121. DOI: 10.1371/journal.pone.0172121

Nikolaidis PT, Alvero-Cruz JR, Villiger E, Rosemann T, Knechtle B. The Age-Related Performance Decline in Marathon Running: The Paradigm of the Berlin Marathon. International Journal of Environmental Research and Public Health, 2019, 16(11):2022. DOI: 10.3390/ijerph16112022

Lepers R, Cattagni T. Do older athletes reach limits in their performance during marathon running? Age (Dordr), 2012, 34(3):773-781. DOI: 10.1007/s11357-011-9271-z (PMC3337940)

World Masters Athletics / USATF Masters Long Distance Running Council. Road Age-Grading Tables 2025, approvate il 10 gennaio 2025, curate da Alan Jones. Consultabili tramite il calcolatore ufficiale di Howard Grubb.

Nota metodologica: i dati su calo prestativo e picco di performance qui citati derivano da grandi maratone urbane (New York, Boston, Chicago, Berlino). Non sono stati estesi automaticamente a 5 km, 10 km e mezza maratona, per cui la letteratura scientifica specifica è più limitata.

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