Ciclo irregolare o assente: perché non deve essere ignorato

Donna e corsa

Ciclo irregolare o assente: perché non deve essere ignorato

"Non ho più il ciclo da un anno, sono in gran forma": una frase comune tra le runner, e un segnale che merita attenzione, non orgoglio.

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Succede più spesso di quanto si pensi: una runner mi racconta, quasi con orgoglio, che da mesi non ha più il ciclo, e lo interpreta come la prova che il suo corpo è "leggero" ed efficiente. È una delle idee più diffuse, e più sbagliate, che circolano nel running amatoriale e non solo. L'assenza del ciclo non è un trofeo da allenamento: nella grande maggioranza dei casi è un segnale che qualcosa, nell'equilibrio tra quanto ti alleni e quanto nutri il tuo corpo, non sta funzionando come dovrebbe. Parliamo di ciclo irregolare corsa, un tema che merita chiarezza, non orgoglio.

Ciclo irregolare corsa: il problema di considerarlo "normale"

Nel mondo della corsa, soprattutto a livello amatoriale evoluto, circola l'idea che perdere il ciclo sia una specie di effetto collaterale accettabile di un allenamento serio. Non è un'idea innocua: normalizzare l'assenza del ciclo rischia di far passare in secondo piano un segnale che il corpo sta mandando, e che raramente riguarda solo la sfera riproduttiva.

Cosa succede, in parole semplici

Quando il corpo riceve, per un periodo prolungato, meno energia di quanta gliene serva per sostenere sia l'allenamento sia le funzioni normali, tende a "spegnere" alcune funzioni considerate meno prioritarie per la sopravvivenza immediata, tra cui l'asse ormonale che regola il ciclo mestruale. Questo può succedere anche senza perdita di peso evidente: conta la disponibilità di energia, non solo il numero sulla bilancia. Le cause più comuni sono una combinazione di carico di allenamento elevato, alimentazione insufficiente rispetto al dispendio, e stress psicologico, spesso insieme più che da sole.

Cosa dice davvero la ricerca

Una rapid review del 2022 su International Journal of Environmental Research and Public Health, che ha analizzato 48 studi, mostra quanto questi disturbi siano più comuni tra le atlete che nella popolazione generale (Gimunová et al., 2022). Nella popolazione generale l'amenorrea secondaria riguarda circa il 5-12% delle donne; tra le atlete di ciclismo e triathlon le medie riportate negli studi arrivano rispettivamente al 56% e al 40%. Numeri alti, che però gli stessi autori invitano a leggere con cautela per la variabilità dei metodi tra gli studi: il punto non è il numero esatto, ma la direzione chiara, l'assenza di ciclo è più frequente nello sport di endurance, non più "normale".

La linea guida clinica della Endocrine Society sull'amenorrea ipotalamica funzionale, pubblicata nel 2017 su Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, è un documento di riferimento su questo tema (Gordon et al., 2017). Indica che un ciclo che supera stabilmente i 45 giorni, o un'assenza di ciclo per 3 mesi o più, meritano una valutazione medica; dopo 6 mesi di assenza del ciclo viene suggerito anche un controllo della densità ossea. Il documento è chiaro su un punto: l'assenza del ciclo nelle atlete è il segnale di una disponibilità energetica insufficiente, non un esito atteso o innocuo dell'allenamento, con possibili conseguenze su salute delle ossa, fertilità ed equilibrio ormonale generale.

Il consensus del Comitato Olimpico Internazionale sulla RED-S, già citato nel primo articolo della serie, inquadra questo stesso fenomeno in un contesto più ampio: una disponibilità energetica insufficiente protratta nel tempo può incidere su salute ossea, funzione ormonale, sistema immunitario, recupero e, alla lunga, anche sulla prestazione (Mountjoy et al., 2023). È un quadro che riguarda anche gli uomini, anche se con manifestazioni diverse.

Evidenze, limiti della ricerca e falsi miti

Ciò che possiamo dire con una base solida: l'assenza o l'irregolarità marcata del ciclo sono più frequenti nelle atlete di endurance che nella popolazione generale, e nella maggior parte dei casi riflettono una disponibilità energetica insufficiente, non un segno di forma ottimale.

Ciò che richiede sempre una valutazione individuale: la causa specifica in ogni singolo caso, che un coach non può e non deve determinare da solo.

Falsi miti da lasciare fuori: che perdere il ciclo sia la prova di essere un'atleta seria; che sia una conseguenza scontata e innocua dell'allenamento intenso; che basti "aspettare che torni da solo" senza approfondire.

Cosa significa in pratica

Nel lavoro con le atlete, chiedo la regolarità del ciclo con la stessa naturalezza con cui chiedo la frequenza cardiaca a riposo: è un segnale biologico, non un argomento tabù. Se un'atleta segnala un ciclo che manca da tempo o è diventato molto irregolare, il mio ruolo non è fare diagnosi né aggiustare il piano sperando che passi da solo: è indirizzarla verso una valutazione medica, e nel frattempo evitare di spingere ulteriormente su carichi e restrizioni che potrebbero aggravare la situazione.

Un punto che vale la pena chiarire: non è necessario perdere peso in modo visibile perché questo succeda. Due atlete con lo stesso peso possono trovarsi in situazioni opposte, perché quello che conta è l'energia che resta disponibile dopo l'allenamento, non il numero sulla bilancia. È uno dei motivi per cui, da coach, non baso mai le mie valutazioni sull'aspetto fisico di un'atleta, ma sui segnali che lei stessa mi riporta: regolarità del ciclo, energia, sonno, umore, risposta agli allenamenti nel tempo.

Quando rivolgersi a un professionista sanitario

  • Ciclo che supera stabilmente i 45 giorni
  • Assenza del ciclo per 3 mesi o più
  • Assenza del ciclo da 6 mesi o più: in questo caso le linee guida suggeriscono anche un controllo della densità ossea
  • Qualsiasi altro segnale che preoccupa, anche se non rientra esattamente in queste soglie

Non è una lista per autodiagnosticarsi: è una lista di soglie oltre le quali la risposta corretta è, con certezza, un consulto medico o ginecologico.

Il filo con il resto della serie

Anche qui il principio resta identico: osservare un segnale reale, non ignorarlo e non romanticizzarlo, e sapere quando serve una competenza diversa da quella del coach. È lo stesso filo di Allenare una donna non significa consegnarle un programma da uomo e degli articoli successivi, ed è il principio su cui è costruito il WLF Method.

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Conclusione

Se il ciclo manca da tempo o è diventato molto irregolare, non è un dettaglio da archiviare come "effetto collaterale di un buon allenamento". È un segnale che merita una valutazione medica, prima che un confronto con il tuo piano di allenamento. Prendersene cura oggi è anche il modo migliore per continuare a correre bene, e in salute, negli anni a venire.

Domande frequenti

Perdere il ciclo per via dell'allenamento intenso è normale?

No. È un fenomeno relativamente comune tra le atlete di endurance, ma non va considerato normale o innocuo: nella maggior parte dei casi segnala una disponibilità energetica insufficiente.

Quanto deve durare l'assenza del ciclo prima di preoccuparsi?

Le linee guida cliniche indicano 3 mesi di assenza, o un ciclo che supera stabilmente i 45 giorni, come soglie per una valutazione medica.

L'assenza del ciclo influisce solo sulla fertilità?

No. Può riguardare anche la salute delle ossa, l'equilibrio ormonale generale e, nel tempo, la prestazione stessa.

Posso risolvere la situazione da sola, allenandomi di meno?

Riportare il carico a livelli sostenibili può aiutare, ma la valutazione delle cause e il percorso corretto vanno definiti con un medico, non da sole né solo con il coach.

Devo aver perso peso per avere un problema di disponibilità energetica?

No. L'energia disponibile dopo l'allenamento conta più del peso corporeo in sé: si può essere in una condizione di disponibilità energetica insufficiente anche a peso stabile.

Nota del coach

Sono Fabio Calzola, head coach di WLF Team Sport, USATF Certified Track & Field Coach e UESCA Certified Ultrarunning Coach. Quando un'atleta mi segnala un ciclo assente da tempo, il mio primo passo non è il piano di allenamento: è chiederle di parlarne con un medico.

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Fonti scientifiche

  • Gimunová M, Paulínyová A, Bernaciková M, Paludo AC. "The Prevalence of Menstrual Cycle Disorders in Female Athletes from Different Sports Disciplines: A Rapid Review." International Journal of Environmental Research and Public Health, 2022;19(21):14243. DOI: 10.3390/ijerph192114243
  • Gordon CM, Ackerman KE, Berga SL, Kaplan JR, Mastorakos G, Misra M, Murad MH, Santoro NF, Warren MP. "Functional Hypothalamic Amenorrhea: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline." Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2017;102(5):1413-1439. DOI: 10.1210/jc.2017-00131
  • Mountjoy M, Ackerman KE, Bailey DM, Burke LM, Constantini N, Hackney AC, et al. "2023 International Olympic Committee's (IOC) consensus statement on Relative Energy Deficiency in Sport (REDs)." British Journal of Sports Medicine, 2023;57(17):1073-1097. DOI: 10.1136/bjsports-2023-106994
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