Dopo un anno di inattività sportiva e con un peso di 92 kg, ho deciso di rimettermi in gioco con un obiettivo chiaro e concreto: tornare a correre una mezza maratona ad aprile 2026.
Due anni fa ho affrontato la mia prima esperienza sulla distanza dei 21 km, chiudendo in 2 ore e 29 minuti.
Non un tempo da record, ma una conquista personale importante, soprattutto per chi, come me, nasce atleticamente come velocista.
Questa nuova sfida parte però da una condizione completamente diversa: corpo cambiato, ritmo perso, resistenza da ricostruire quasi da zero. Ed è proprio questo che la rende interessante, vera e formativa.
Il punto di partenza reale
Non amo raccontare percorsi “perfetti”.
La realtà è fatta di numeri, fatica e adattamento progressivo:
- circa 12 mesi di stop sportivo
- 92 kg sulla bilancia
- condizione fisica da ricostruire
- fiato corto e muscoli poco abituati al carico
Nessuna scorciatoia, nessuna illusione.
Solo lavoro costante e programmato.
Da velocista a fondista per scelta
Il mio passato atletico è quello della velocità.
Sprint, potenza, spinta forte, consumo energetico elevato.
Chi nasce sprinter difficilmente sviluppa in modo naturale una corsa economica tipica dei fondisti puri.
Il mio stile non sarà mai orientato al massimo risparmio energetico.
E va bene così.
L’obiettivo non è snaturarsi, ma adattare il proprio corpo a una nuova richiesta fisiologica:
- aumentare la resistenza aerobica
- migliorare la gestione dei ritmi
- rinforzare muscoli e tendini
- ridurre il peso corporeo in modo funzionale alla corsa
Il tutto senza forzature.
Il valore del metodo
Da allenatore so bene che il corpo umano risponde agli stimoli se questi sono:
✔ progressivi
✔ ben dosati
✔ inseriti in una programmazione coerente
Non esistono miglioramenti duraturi basati sull’improvvisazione.
Ogni settimana avrà un obiettivo preciso, ogni carico verrà gestito per favorire adattamento e non sovraccarico.
Il percorso sarà lungo, ma sostenibile.
La mente prima delle gambe
Quando si riparte dopo tanto tempo, la difficoltà principale non è fisica, ma mentale.
Uscire ad allenarsi quando:
- il fiato manca
- le gambe sono pesanti
- i ritmi sembrano ridicoli rispetto al passato
richiede disciplina e pazienza.
È proprio in questa fase che si costruiscono le basi vere del miglioramento.
Piccoli progressi, grandi risultati
Il cambiamento non arriva all’improvviso.
Arriva con:
- un chilometro in più corso senza fermarsi
- un respiro che diventa più controllato
- una fatica che si gestisce meglio
- un peso che lentamente scende
Sono questi i veri segnali che il corpo si sta adattando.
L’obiettivo: arrivare pronti, non solo arrivare
Correre la mezza maratona nel 2026 non sarà solo una gara.
Sarà la dimostrazione che:
- ci si può rimettere in forma anche dopo lunghi stop
- l’età non è un limite assoluto
- con metodo e costanza i miglioramenti arrivano
Il cronometro avrà il suo peso, ma non sarà l’unica misura del successo.
Il vero traguardo sarà presentarsi al via preparato, in salute e con una condizione atletica solida.
Un percorso che racconterò passo dopo passo
Ho deciso di condividere questa sfida sui social e sul blog per un motivo semplice:
mostrare la realtà di un percorso di ritorno alla corsa, senza filtri e senza promesse irrealistiche.
Con:
- allenamenti che funzionano
- momenti difficili
- progressi concreti
- aggiustamenti necessari
Perché il miglioramento vero non è mai lineare, ma è sempre possibile.
Conclusione da allenatore
Ripartire dopo un anno di stop a quasi 60 anni non è facile, ma è assolutamente fattibile se si lavora con intelligenza.
La chiave è rispettare i tempi del corpo, programmare in modo corretto e mantenere costanza nel lungo periodo.
Questa sfida verso la Mezza Maratona di Padova 2026 non sarà una corsa contro il tempo, ma un percorso di ricostruzione atletica serio e consapevole.
E come ogni buon percorso sportivo…
inizia sempre dal primo passo.

