Lo so che è una posizione scomoda. Lo dico lo stesso.
I programmi di allenamento online, quelli gratuiti, quelli da scaricare, quelli “adatti a tutti i livelli”, stanno facendo più danni di quanti ne risolvano. Non perché siano necessariamente sbagliati sulla carta. Ma perché vengono applicati nel modo sbagliato, alle persone sbagliate, nel momento sbagliato.
E nessuno te lo dice, perché chi li vende o li distribuisce ha interesse a farti credere che funzionino per chiunque.
Il problema non è la tabella. È che non sa chi sei.
Una tabella di allenamento è uno strumento. Come un bisturi, in mano giusta salva, in mano sbagliata fa danni.
Il problema delle tabelle copia e incolla è esattamente questo: non sanno chi le sta usando. Non sanno se dormi 5 ore a notte per lavoro. Non sanno che hai avuto una tendinopatia al ginocchio sei mesi fa. Non sanno che corri da tre anni ma non hai mai fatto lavoro di forza. Non sanno che sei a 800 metri di quota o che alleni tre giorni a settimana perché hai due figli piccoli.
Una tabella generica prende un atleta medio ipotetico che non esiste e costruisce un piano per lui. Poi tu provi a diventare quell’atleta. Quando non ci riesci, pensi di non essere abbastanza bravo. Quando ti infortuni, pensi di aver esagerato. Quando non migliori, pensi che il running non faccia per te.
No. Il piano non faceva per te. Non tu.
“Ma i keniani usano piani semplici”
Questo argomento lo sento spesso. Ed è vero, i grandi campioni africani si allenano con strutture relativamente semplici. Volume alto, ritmi progressivi, tanto lavoro su sterrato.
Ma quei runner hanno adattamenti fisiologici costruiti in anni di lavoro a partire dall’infanzia, a quote elevate, con una biomeccanica di corsa che la maggior parte degli amatori europei non avrà mai. Applicare la loro semplicità senza il loro contesto è come seguire la dieta di un nuotatore olimpico perché “mangia sano”.
Il contesto è tutto. La tabella senza contesto è rumore.
Cosa fa un coach che una tabella non può fare
Un coach ti osserva. Ti fa domande scomode. Cambia il piano quando qualcosa non funziona. Sa quando spingerti e quando frenarti — e spesso sono due cose che lo stesso atleta non sa fare su se stesso.
Ho atleti che vengono da me dopo mesi di programmi online. Il pattern è quasi sempre lo stesso: hanno fatto troppo troppo presto, hanno ignorato i segnali di accumulo, si sono infortunati o hanno smesso di migliorare e non capiscono perché.
Il primo lavoro che faccio non è dare un nuovo piano. È smontare quello che hanno costruito male e ripartire dalle fondamenta. Spesso ci vuole più tempo a sistemare i danni di un piano sbagliato che a costruire una preparazione corretta da zero.
I programmi online non sono tutti da buttare
Qui voglio essere onesto, perché la posizione netta rischia di essere semplicistica.
Esistono programmi online fatti bene, con progressioni sensate, con indicazioni chiare su come adattarli. Esistono coach che lavorano online in modo serio, con follow-up reale, con analisi dei dati di allenamento, con disponibilità a modificare il piano in base a come l’atleta risponde.
Quello che non funziona è il programma scaricato gratis, applicato rigidamente, senza nessun feedback, senza nessuno che guardi cosa sta succedendo davvero.
La differenza tra un programma online serio e una tabella copia e incolla non è il formato, è la relazione. È qualcuno che sa chi sei e si prende la responsabilità di quello che ti dà.
Tre domande da farti prima di seguire qualsiasi programma
Prima di scaricare l’ennesima tabella da internet, fermati un secondo e chiediti:
Questo programma sa qualcosa di me? Se la risposta è no, se è uguale per tutti è già un segnale.
Chi lo ha scritto e su che base? Un programma serio ha una firma, una metodologia dichiarata, riferimenti a chi è stato applicato. Se non c’è niente di tutto questo, stai prendendo un foglio Excel da qualcuno che non conosci.
C’è qualcuno a cui posso fare domande quando qualcosa non va? Se sei solo con la tabella e i tuoi dubbi, prima o poi ti troverai in una situazione che la tabella non sa gestire. E a quel punto o smetti o ti fai male.
La verità scomoda
Allenarsi bene costa. Non necessariamente tanto, ma costa tempo, attenzione e spesso il supporto di qualcuno che sa quello che fa.
Il running è diventato accessibile a tutti, e questa è una cosa bellissima. Ma l’accessibilità dello sport non significa che la preparazione sia diventata più semplice. I meccanismi fisiologici sono gli stessi di sempre. Il corpo risponde agli stimoli nello stesso modo da secoli.
Quello che è cambiato è l’illusione che basti scaricare un file per prepararsi a una maratona.
Non basta. Non è mai bastato.
Fabio Calzola è fondatore di WLF Team Sport ASD e coach professionista con formazione ISEF, Master universitari in USA (University of Tampa e University of Miami), certificazioni USATF, UESCA e membro ICCE. Allena atleti amatori e agonisti su tutte le distanze, dallo sprint all’ultratrail.
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